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MUSEO DEL MARE

Il Gr.A.V.O. e la Fondazione “A.Colluto” in visita alla mostra
“Alle Origini di Caorle”
L’archeologo dr. Vincenzo Gobbo, che per conto della Sopraintendenza ai Beni Archeologici del Veneto si occupa da anni  di archeologia nel territorio di Caorle, ha ricevuto venerdì 18 gennaio 2008 una folta rappresentanza di soci del Gruppo Archeologico del Veneto Orientale e della Fondazione “A. Colluto” di Portogruaro presso la mostra “Alle Origini di Caorle” allestita in un edificio dell’ex Corte Rurale Chiggiato, destinata a diventare, dopo debito intervento edilizio in corso, la sede ufficiale del Museo Nazionale del Mare dell’Alto Adriatico.
Dopo un prologo sulla situazione di fatto rilevata ed indagata a più livelli nei vari siti e nei vari tempi e sull’attuale scavo in corso, di Via Roma nel centro storico di Caorle, scavo che ha permesso fin qui di avanzare nuove e più suggestive ipotesi sulla genesi storico-economica della antica città di Caorle dagli albori, il dr. Gobbo ha introdotto gli ospiti sui contenuti della mostra, nelle cui vetrinette,
L’archeologo dr. Vincenzo Gobbo
corredate da tavole didascalico- descrittive sono esposti alcuni tra i più significativi reperti venuti alla luce nei vari siti caorlesi da oltre vent’anni a questa parte, compresi i più recenti che hanno messo in evidenza, per il loro intrinseco pregio, l’alta qualità della vita cittadina specie nel periodo bizantino, da quando cioè è stata insediata la storica sede vescovile con il primo presule Leone.

Ciotola invetriata (XII secolo)

Patera policroma degli sposi (particolare)
Vescovo di cui, su di un brano di terracotta esposta, figura inciso (fatto di eccezionale importanza) l’onomastico latino LEO, a presumibile conferma della sua effettiva esistenza.
Particolare interesse hanno suscitato tra i presenti sia una bianca ciotola invetriata e finemente incisa di squisita fattura bizantina, descritta dal dr. Gobbo quale unica in Italia per stato di parziale integrità e bellezza, testimone di mensa opulenta, e sia una patera di genere “amatorio” policroma, che tra il 1500 e 1600 gli sposi promessi si scambiavano quale pegno d’amore e di nozze.
Oltre ai reperti di terraferma sono stati esposti altri di origine marinara rinvenuti con tratta di rete e due anfore “Lamboglia” estratte dal carico della sommersa nave oneraria romana “Caprulae ferax”, nonché oggetti recuperati dai resti del brigantino francese “Mercure”, che una volta restaurati verranno collocati definitivamente nel già citato Museo del Mare.
A conclusione della dotta e ricca descrizione al dr. Gobbo è stato rivolto un sentito grazie dalla Presidente del Gr.A.V.O, prof.ssa Amalia Ruzzene e dal Direttore del Museo Civico Caprulano di Caorle e consocio dei due sodalizi portogruaresi, dr. Claudio Turchetto, che ha fatto gli onori di casa.
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